venerdì 24 febbraio 2017

Recensione "Il Male degli Avi. Oltre i confini" di Giorgia Staiano


Titolo: Il male degli avi. Oltre i confini
Autore: Giorgia Staiano
Pagine: 220
Editore: Astro Edizioni
Prezzo: 12.90 €

Trama


L'umanità ha fallito. La Madre Lios, stanca dei continui soprusi subiti, ha distrutto la razza umana, salvando solo pochi eletti. Millenni dopo, gli Elit, uno dei sette popoli della Nuova Era, proibiscono le emozioni negative. Un giovane, però, viene meno a questo giuramento. Mizar è irascibile, scontroso e in eterno conflitto con se stesso; nulla può contro la sua parte più oscura. In tutto il mondo, intanto, prende corpo una macabra consapevolezza: i bambini stanno nascendo senza anima. Lios ha mantenuto l'antica promessa. Un viaggio obbligato di dominio e conquista condurrà Mizar negli angoli più sperduti del globo dove, insieme alla giovane Kaila del popolo guerriero dei Dashu, affronterà i suoi demoni. Il Male degli Avi non ha ancora vinto...





Il male degli avi è un libro che da subito ha catturato la mia attenzione, ha una trama con buoni spunti di riflessione e tutto sommato è piacevole da leggere, con uno stile ben misurato, ma purtroppo è costellato di errori di ingenuità. 
Il romanzo è un distopico fantasy ambientato nel nostro mondo millenni dopo la quasi completa distruzione del genere umano, infatti sono sopravvissuti solo sette popoli eletti sparsi nei vari continenti.
È stata la Madre Lios, la divinità in cui credono gli umani, a impartire una lezione tanto dura, ma le motivazioni e il modo in cui si è arrivati quasi all'estinzione vengono espressi in modo generico, si accenna a cambiamenti climatici, a cataclismi e poi c'è questo riferimento poco chiaro al fatto che le armi siano da ritenere responsabili:
«Ma esse non sono gli strumenti che hanno condotto gli Avi alla distruzione?»
Molte altre cose non trovano una giustificazione o una spiegazione. Per esempio non si capisce se i vari popoli sappiano dell'esistenza gli uni degli altri e, dato che da centinaia di anni vivono isolati e senza avere contatti tra di loro, sembra anche strano che parlino tutti la stessa lingua.

martedì 14 febbraio 2017

5 motivi per guardare drama coreani

Sullo stampo delle rubriche e dei tag "5 cose che...", ho pensato fosse carino riassumere così la mia esperienza coi drama coreani, di cui purtroppo non sono ancora riuscita a parlarvi come si deve, anche se ormai sono mesi che sto in fissa.
Mi è piaciuto un sacco scrivere questo post e spero che possa piacere anche a voi :3
Un'ultima cosa: lo dedico ad Angharad, la mia Unni, ma anche ad Alaisse e Amaranth del blog La Bella e il Cavaliere, e Purin de Il sospiro del Muflone. Con loro ho commentato l'ultimo drama che ho visto... ragazze, mi avete ispirata!

1. La mia parte più frivola ha preso il sopravvento, quindi comincio subito con loro:
I FIGHI COREANI. 
Davvero ne dobbiamo parlare? Io lascerei spazio più alle foto che alle parole, ma rischierei di riportarvi tutta la mia galleria Pinterest.
Non solo ho un debole per gli irlandesi, i tipi un po' vichinghi, ma anche per gli asiatici. Pensate che queste cose siano inconciliabili? Sinceramente anche io, ma alla fine questo amplia i miei orizzonti e quindi ho più scelta ✌
Che ve devo di'? Di solito reagisco come una dodicenne in preda agli ormoni, ma capitemi! Oltre a essere dei bei ragazzi, alcuni sono dei patati teneroni... non si può resistere! 
La mia prima big crush l'ho avuta con Park Bo Gum in Love in the Moonlight: principe ereditario, giovane ma astuto, che cerca di sventare intrighi politici di corte. E' un po' una faccia da schiaffi, ma è un vero gentiluomo e un guerriero mica male! Guardate come sorride! Non è adorabile? *^*
La seconda big crush è per Nam Joo-hyuk conosciuto in Weightlifting fairy Kim Bok Joo, dove interpreta un ragazzo che frequenta una scuola per atleti, e secondo voi che sport può fare uno conciato così? Ci sono un sacco di scene fanservice e noi ce le siamo prese tutte molto volentieri XD
Comunque per lui c'è solo una cosa da dire: è la tenerezza fatta persona! E' un amico leale e disponibile, ma non è per niente bravo a consolare, a volte farebbe meglio a stare zitto, tanto la sua sola presenza fa già metà del lavoro! 





giovedì 9 febbraio 2017

#SEMEPI: Parola di... Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian"

Come già annunciato sulla pagina Facebook, da oggi fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian", uscito da pochissimo per Plesio Editore. Abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia QUI sia sulla pagina, se preferite, Marta risponderà volentieri.
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Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come nasce “I superstiti di Ridian”? 
I Superstiti di Ridian ha un’origine comune con tutte le mie storie: il mondo onirico. Tre anni fa il mio cervello, esaurito dallo shock post maturità, decise di trasportarmi in un pianeta immaginario, prossimo al centro della Galassia, in un futuro in cui la Terra era stata devastata dai cambiamenti climatici in atto già oggi. Fuse i programmi di astronomia, geologia, letteratura inglese al documentario Sixdegreescouldchange the world e originò così il background distopico. Questo però lo scoprii qualche mese più tardi; all’inizio mi limitavo a riempire le pagine con l’avventura che avevo vissuto in sogno. Le due voci narranti, Daar e Nerissa, erano i miei occhi, che guardavano attoniti un pianeta possente come Ridian messo in ginocchio da due secoli di guerra, e lottavano per salvarlo dietro barricate nemiche, dietro pregiudizi radicati da generazioni. Inizialmente, avrebbe dovuto essere un racconto. Quando decisi di ampliarlo, mi accorsi che nel mio subconscio era già presente il ricordo di ciò che Ridian era stato un tempo e di ciò che la Terra aveva affrontato, e con essa l’umanità, costretta a crescere le nuove generazioni su un pianeta remoto e ostile. La disperazione dei superstiti di Ridian, umani e indigeni, è ancora viva in me, così come la speranza per cui combattono i protagonisti. Starà a voi scoprire se sarà soffocata dalla crudeltà della guerra o se darà origine a una nuova era.

mercoledì 8 febbraio 2017

Editori e blogger a rischio di autoreferenzialità?

"Le conseguenza sono molteplici: più libri vuol dire meno tempo per sceglierli, lavorarli e promuoverli. Ma anche meno tempo a disposizione di ogni libro per trovare i propri lettori. Il risultato? Abbassamento della qualità, crollo del tempo di permanenza sullo scaffale, ridotto a volte a poche settimane, vendite medie sempre più basse."
Andrea Coccia, articolo su Linkiesta

Qualche giorno fa ho letto questo articolo molto interessante che vi consiglio di leggere, dove in sostanza si dice che il vero problema in Italia sono i troppi libri pubblicati in relazione al numero, sempre più o meno stabile, di lettori.
Voi non avete mai avuto questa impressione? 
Io, francamente, molto spesso. 

Questa sovrabbondanza non riguarda solo le big del settore: ci sono case editrici minori che hanno aumentato i ritmi e pubblicano un numero di titoli simile a quello dei grandi marchi, e mi chiedo se non ne risenta la pubblicizzazione dei vari libri e autori.
Per non parlare poi del selfpublishing: a prescindere dal fattore qualità, non essendoci il filtro di un editore, contribuisce enormemente all'incremento dei libri sul mercato.
Ed ecco che ci troviamo con una produzione ingigantita.
Per fare un esempio banale e personale. Ora, a tutti piacerebbe avere una libreria in stile La Bella e la Bestia, ma posso dirlo? A me le librerie troppo grandi e con troppi libri mettono ansia: non so dove mettere prima le mani, da dove cominciare a guardare, cercare, spulciare, c'è talmente tanta roba che non mi basterebbe un giorno intero per leggere tutti i titoli e le trame. E allora preferisco non guardare o limitarmi a una piccola sezione. La stessa cosa mi succede pensando al mercato del libro: troppi titoli, troppo poco tempo.
Insomma, la freneticità delle nostre vite ha contagiato anche il mondo della lettura.
C'è da preoccuparsi? 
Francamente, sì.

martedì 6 dicembre 2016

#SEMEPI: Intervista all'editrice Francesca Costantino, Astro Edizioni


Oggi sul Pozzo ospitiamo di nuovo l'iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici... intervistando direttamente gli editori!
Ve ne ho parlato QUI e potete trovate maggiori informazioni cliccando sull'immagine in alto nella colonna di destra.
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!




La Casa Editrice

La Mi presento, sono Francesca Costantino, direttore editoriale e proprietaria della casa editrice “Astro edizioni”, per me un faro di luce per l’umanità.
Voglio che la mia casa editrice sia un punto di riferimento per autori, colleghi editori, comunicatori di professione, giornalisti e personaggi pubblici per comunicare in modo costruttivo, “verso”.
Voglio che Astro edizioni diventi un sistema diffuso e contagioso di fare cultura in modo sano, cambiando il modo di pensare per l’evoluzione dell’umanità.
Per questo, pubblico libri che contengano storie di vita esemplari, libri per ragazzi e fantasy/fantascienza anche per adulti, perché penso che la fantasia possa essere metafora della vita, da prendere con divertimento. Pubblico anche manualistica pratica, utile nel quotidiano e tutto ciò che mi colpisce non solo a livello stilistico, ma anche nei contenuti/messaggi.

Per me è importante, per Essere.
Astro chi legge!


CONTATTI UTILISito: Astro Edizioni
Gruppo Facebook: Astro Edizioni (Gruppo)
E-mail: astroedizionisrls@lamiapec.it

Diamo il benvenuto a Francesca Costantino, l'editrice di Astro Edizioni.
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?
Un sogno, direi più una VISIONE, di creare qualcosa che “brillasse” come un astro e indicasse la via, come un faro di luce. E questo per sostenere sia autori emergenti, sia case editrici piccole che da sole sparirebbero. Il logo è un sole stilizzato, con ingranaggi steampunk, con dodici raggi, che sono i livelli di evoluzione dell’essere umano.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?
Soprattutto di fantasy in tutte le sue connotazioni: classico, fantascienza, distopico, horror, dark, romance, urban e chi più ne ha, più ne metta! Ho anche libri fantasy per bambini, parodie di grandi classici, libri di narrativa (che sono soprattutto storie vere e racconti di viaggio), manualistica pratica con consigli ad esempio di cucina; sto ampliando il catalogo anche a gialli classici e thriller, sempre con elementi “strani e visionari”.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?
Entrambi. Sto aprendo all’horror Made in USA, alla narrativa olandese e francese. Poco importa da dove venga l’autore, purché abbia una buona penna e, soprattutto, un messaggio nascosto tra le righe del suo romanzo, un’idea che vada oltre le pagine.

Pubblicate cartacei o ebook?
Entrambi, ed entrambi con distribuzione nazionale.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro? 
Resa del prodotto (editing tecnico professionale, impaginazione e grafica di livello, carta e copertine di alta qualità, illustrazioni a opera di artisti anche di fama), cura del dettaglio, promozione in fiera con stand colorati e ben visibili.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice? 
Nazionale (LibroCo, Fastbook, IBS, Amazon) e internazionale (Street LIB/Narcissus; Create Space per spedizioni all’estero).

Siamo già giunti all'ultima domanda! Prima di salutarci un'ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione? 
Secondo me, oltre all’intuito (sia per i testi sia per le persone con cui si lavora), anche e soprattutto la volontà di “fare rete” con altre realtà: per me la concorrenza non esiste, c’è solo il rispetto per gli altri e l’amore per i libri, che può spingere solo ad aiutarci a vicenda tra autori, editori, distributori, librai e media. Un autore deve possedere abilità di linguaggio sia in italiano sia nel saper trasferire quel che sente e prova. Essenziale poi che abbia voglia di “metterci la faccia”, proporsi dal vivo e anche attraverso i social network. Il lavoro congiunto tra autore ed editore è essenziale!

Grazie mille a Francesca Costantino per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità.


Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo dell'Astro Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!


Yvaine

venerdì 25 novembre 2016

Storia e Memoria: 25 novembre, contro la violenza sulle donne: le sorelle Mirabal

Storia e Memoria è una rubrica in cui vi parlo di un evento storico oppure di una ricorrenza, per tenere viva la memoria e la curiosità.


Il 25 novembre, come saprete, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
In genere faccio pochi post che riguardano l'attualità o le ricorrenze, ma questo mi è sembrato di doverlo scrivere.
Prima, però, una brevissima digressione.

Per un esame della sessione estiva ho dovuto leggere La festa del caprone di Mario Vargas Llosa, dove l'autore racconta la dittatura della Repubblica Dominicana che durò oltre trenta anni.
E' in queste pagine che ho sopperito alla mia ignoranza e ho scoperto perché è stata scelta questa data. E' di questo che vi parlerò brevemente.

Il 25 novembre 1960 morirono tre delle sorelle Mirabal, Patria, Minerva e Maria. Avevano combattuto il regime di Trujillo partecipando attivamente al Movimento 14 giugno che raccoglieva gli oppositori del governo. 
Nel 1960 il movimento venne scoperto dal SIM (Servizio di Intelligenza Militare) e alcuni dei membri furono arrestati, tra cui le sorelle e i rispettivi mariti
Dopo un periodo di prigionia, le Mirabal vennero rilasciate, ma il 25 novembre, mentre stavano andando a trovare i mariti, la loro auto venne intercettata e le tre donne e l'autista vennero uccisi a bastonate. I corpi furono messi nel veicolo, che spinsero poi giù da un dirupo e simularono così l'incidente.


Questa è la storia nuda e cruda di come le tre sorelle furono assassinate. Anche nel libro il loro punto di vista non viene mai trattato troppo da vicino, ma vi assicuro che mi ha fatto molto effetto.
Le Mirabal, di cui la più giovane aveva 25 anni, qualcuno più di me, mi hanno toccato il cuore. Hanno saputo combattere per quello in cui credevano, seppure con innumerevoli rischi, hanno affrontato la vita con coraggio, in epoca e in un paese in cui contava solo la parola della dittatura, e quella delle donne ancora meno di quella degli altri. 
Sono state uccise per motivi politici, non sono state le uniche, e le atrocità del governo Trujillo sono state innumerevoli, ma la violenza, che sia sulle donne o su qualsiasi essere vivente, non è mai giustificata.
Con questo post volevo riportare semplicemente alla memoria la storia di queste tre donne che hanno contribuito a cambiare le sorti della Repubblica Dominicana, che mi hanno colpita, ispirata e che porterò sempre nel cuore. Leggere un romanzo che toccasse la loro vicenda, anche se non in modo centrale, me le ha rese più vicine di quanto possa fare un libro di storia.

Statua commemorativa 
Non so se voi conoscevate questa storia, ma ho voluto comunque dedicare uno spazio sul blog a queste tre donne e dare un piccolo spazio alla storia di un paese di cui si parla troppo poco.


martedì 15 novembre 2016

#Pisa Book Festival: intervista ad Alessio Del Debbio

Come anticipato qui, ho avuto il piacere di incontrare Alessio Del Debbio e ne ho approfittato per intervistarlo, con la partecipazione speciale di Chiara, la mia coinquilina.
Per me è stata una conversazione stimolante, così come quella con Giordana Gradara. Curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Allora non vi resta che leggere.

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Dalla tua biografia emerge la tua passione per il fantasy, eppure tra le tue pubblicazioni questo genere manca, a parte un racconto inserito nell'antologia Dreamscapes. Come mai non ti sei cimentato nella scrittura di un romanzo fantasy?
In realtà mi sono cimentato: ho scritto L’ora del diavolo, un’antologia di racconti fantastici ispirati a leggende lucchesi e delle Alpi Apuane, quindi sono tutte storie un po’ fantastiche, un po’ di terrore ambientate nella zona di Viareggio, Lucca, Alpi Apuane, Garfagnana, e legate al folklore locale. In più dal prossimo anno, forse a giugno, uscirà il mio primo romanzo Urban Fantasy ispirato alla mitologia nordica e avrà protagonisti gli úlfheðnar di Odino, cioè questi uomini lupo che vivono sulle montagne della Garfagnana. Sarà l’inizio di una trilogia.
Come si è rivelata finora la tua esperienza con l’associazione Scrittori Emergenti Uniti?
Molto positiva, anche perché come autori emergenti, da soli, è effettivamente molto difficile farsi notare, serve veramente tanto lavoro di relazioni, oltre che scrivere un buon libro, ma anche a livello promozionale è difficile farsi notare. Quindi mettersi insieme, essere un gruppo di autori che magari si sostiene a vicenda è positivo, aiuta umanamente ma anche professionalmente. Ben vengano questi gruppi di gente che ha voglia di fare.
La tua zona ti sostiene e ti valorizza in qualche modo?
Non molto, purtroppo. A Viareggio abbiamo un caffè letterario aperto da poco, molto carino, dove ogni tanto ho fatto un paio di eventi, ho presentato il mio libro e i libri di altri amici scrittori, però per il resto non c’è molto. Solo d’estate c’è un po’ di giro grazie al turismo, in passeggiata e in zona mare, quindi si possono organizzare aperitivi letterari, però purtroppo non è una cosa così diffusa.

Ma c’è partecipazione a questi eventi? 
Purtroppo limitata, non c’è molto interesse.

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