martedì 28 dicembre 2010

Il Mondo visto dalla mia finestra..

 Il mondo visto dalla mia finestra..

<<Guarda fuori e dimmi cosa vedi.>>Erano queste le parole che le aveva rivolto la sua amica quando aveva visto che i suoi occhi si perdevano nel vuoto, a leggere qualcosa che solamente a lei era concesso vedere. E senza rivolgerle lo sguardo le aveva risposto con tono atono: <<Un albero, case e asfalto.>>
<<No sciocchina! Non vedi che c’è il sole?>>
<<Mh, e allora?>> questa volta si girò.
Estella appoggiò le mani sui fianchi è sbuffò: <<Forza, alzati e scendiamo. E non mi costringere a trascinarti, perché sai che lo farei.>>
Attese qualche secondo, ma non si decideva ancora a muovere un muscolo. Proprio in quel momento però rientrarono in classe alcuni loro compagni e fu quello a smuoverla dalla sedia. <<D'altronde un po’ d’aria fresca non può che farmi bene..>>
Estella sorrise e l’affiancò, intuendo che l’amica non aveva intenzione di mostrarsi triste agli altri, che non si risparmiano critiche neanche tra loro.
Ora invece era seduta sul suo letto, la schiena appoggiata al muro, la gamba sinistra piegata contro il corpo e il gomito posato sul ginocchio. Spinse via il libro di storia con il piede, quasi facendolo cadere sul pavimento. Oh no, proprio non le andava di studiare. Era davvero stanca e la testa era troppo in subbuglio per potersi concentrare e capirci qualcosa tra consoli romani e guerre espansionistiche.
“E anche se prendo un 4? Cade il mondo?”
Si voltò verso la finestra come per cercare una risposta tra i passanti e tutto ciò che riusciva a vedere. No, il mondo non si sarebbe inclinato neanche di una virgola, avrebbe continuato ad andare avanti, si sarebbero alternati ancora giorno e notte, il circolo vizioso della routine.
“Forse il mondo non si fermerà, ma se io rallenterò il ritmo di andatura? Verrò lasciata indietro?” Questo pensiero la vece rabbrividire e si strinse nelle spalle. E il pensiero successivo venne alla luce distrattamente, come un piccolo grande animale che, alla fine della stagione invernale, si ripresenta alla vita. “Nessuno ti aspetta. Se cadi non sfrutterai tutto il tempo che impieghi a rialzarti. E quando ritrovi il tuo equilibrio pensi di trovar tutto come l’hai lasciato; allora lì ti accorgi di quello che hai perduto, quel che è ora e che devi accettare. Eppure l’uomo ha bisogno di sbagliare per imparare, di farsi male per essere più forte e sapersi difendere, per imparare la legge della giungla.. sì, perché la città e la giungla funzionano allo stesso modo: l’abile, lo scaltro e il forte prevalgono sul debole, il sottomesso e l’ingenuo. Detto ciò: posso perdere altro tempo a innervosirmi, a crogiolarmi nei dubbi senza cercare una soluzione, a tentennare su quello che voglio ottenere?”
Il flusso dei suoi discorsi venne interrotto da un rumore di vibrazione. Prese il cellulare: era un messaggio di Estella.
“Ehi.. che fai?”
Sorrise. Sapeva benissimo che cosa intendesse dire.
“Ci penso ancora un po’ e poi ti dico. Lasciami osservare ancora un po’ il mondo dalla mia finestra =)” digitò in fretta.
Poi tornò a osservare le foglie autunnali svolazzare nel vento, aprì la finestra e inspirò l’aria pungente: <<Il mio mondo è qui fuori che mi aspetta.. Forse sarà meglio non farlo attendere troppo..>> 



Alisa

Ps: Per questo pensiero ringrazio la mia amica, dalla quale ho tratto parte dell'ispirazione con cui ho scritto questo pezzo ;)

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