venerdì 8 luglio 2011

Attraverso L'Anima- Episodio 1°

Tooooooc toooooc! E' permesso? E va bene, è assurdo dirlo quando si scrive sul proprio blog, ma è come se fossi un'estranea! Non ho più scritto molto ultimamente.. Siamo pure schietti e sinceri: non mi veniva in mente niente di interessante.. tranne quello che state per leggere qua sotto! Almeno spero sia interessante =S Comunque sia sono parzialmente giustificata perchè stavo lavorando proprio a quello a cui state andando inesorabilmente incontro, MUAHAHAHAHAHAH! **O.o** 

Dunque dunque.. è un racconto a puntate come alcuni forse avranno intuito, realizzato per allietarvi un po', ma anche per ricevere critiche e pareri esterni, qualcosa di costruttivo che possa aiutarmi a migliorare e individuare i punti di forza e di debolezza.. Cercate di non essere troppo duri, del resto shono sholo una piccola e innocente ragazzina, no? **occhioni da micetto**
Scherzi a parte... il successivo episodio verrà pubblicato tra una settimana, salvo imprevisti che farò in modo di togliermi dai piedi, giuro!

Con questo vi auguro  una
BUONA LETTURA!

Attraverso L’Anima
Episodio Primo

E
 col lavoro ho finito anche oggi. Sistemo le carte sulla mia scrivania e lancio un’occhiata veloce all’orologio sul polso: sono quasi le 18.30. Ancora qualche istante e il capo passerà come al solito a salutarci e congedarci. Tre, due, uno.. Eccolo lì che spunta dallo spiraglio tra la porta e lo stipite: «Ciao Cayla, puoi andare, ci vediamo domani!»
Fa per richiudere l’uscio, quando si accorge della mia espressione più cupa del solito, quella dannata espressione apatica che mi trascino ovunque, insieme alle occhiaie nere che pian piano si fanno sempre più profonde e marcate, nonostante cerchi di nasconderle con spennellate di trucco abbondante. Fisso il suo volto perfetto: taglio degli occhi perfetto, né troppo ravvicinati, né troppo distanti, il naso dritto, la bocca sottile sempre pronta ad abbozzare un sorriso. Ha solamente quattro anni più di me e se non fosse per quella barbetta corta che si rifiuta di rasare, dimostrerebbe proprio la mia età, ma lo rende più uomo e di conseguenza autorevole, l’aspetto adeguato che dovrebbe avere il direttore di un giornale. Siamo tutti condizionati dall’idea di dover apparire in un certo modo, secondo il lavoro che pratichiamo, anche se l’aspetto di Logan non cela il suo carattere e la voglia di essere ancora bambino.
Entra nell’ufficio e mi rivolge uno sguardo apprensivo: «C’è qualcosa che non va? Sai che sono sempre disposto a parlare, mi farebbe piacere…»
Prendo la borsa e la giacca e poi torno a guardarlo negli occhi scuri. Perché devi sempre interessarti di tutto, Logan? Lasciami perdere, resta fuori da tutta questa storia! A questo punto preferirei un capo odioso come tutti gli altri! Non riesco a dar voce a questi pensieri, non ne ho il coraggio e lui non lo merita. Inclino la testa da un lato e mi sforzo di sorridere: «Sì, non si preoccupi, sono solo stanca.. – l’accenno d’apprensione nel suo sguardo sembra triplicarsi, così mi affretto ad aggiungere: - Per il lavoro.. ultimamente è molto faticoso, tutto qui.»
Logan si avvicina, appoggia entrambe le mani sul tavolo e si sporge verso di me: «”Non si preoccupi”? Esigo che tu ascolti e faccia quel che ti dico, Cayla! Non ti ho forse pregato, scongiurato di darmi del tu, almeno in privato?»
Quest’osservazione mi fa quasi increspare le labbra in un sorriso sincero. «L’ho dimenticato, scus…scusa»
Soddisfatto, si raddrizza lentamente e appena varcata la soglia si gira un’ultima volta per salutarmi: «A domani!»
Tiro un sospiro di sollievo e il mio umore peggiora minuto dopo minuto. Menzogne. No, Logan non merita neanche questa falsità.
Esco dall’edificio che è diventato la mia seconda casa e, in realtà, lo è molto più di quella effettiva. Per strada, tra la confusione di chi si affretta a concludere gli ultimi acquisti e chi si accinge a tornare a casa, mi sento quasi un fantasma che vaga, senza meta e soprattutto senza essere notato da nessuno. Un uomo in giacca e cravatta cerca di aprirsi un varco tra la folla, spintonandomi con talmente tanta violenza da farmi quasi cadere. Perdo comunque l’equilibrio e finisco aggrappata ad una povera vecchietta che si trascina dietro un sacco della spesa, ma non appena le chiedo scusa lei mi rifila un’occhiataccia che mi fa pentire subito di aver pronunciato quelle parole. È irritata al punto tale da ritrovar quasi la forza nelle sue gambe avvizzite e storte da poter usare il bastone da passeggio per colpirmi, come se stesse giocando al gioco della pentolaccia. Peccato però che abbia trovato un sacco vuoto, senza caramelle… penso mentre la guardo allontanarsi. Rimango in quella posizione per un lungo minuto, come se il tempo si fosse fermato e in un certo senso per me è così. Ad un tratto mi sento estranea da questo luogo, è come se la mia anima si fosse separata dal corpo e osservasse tutto da fuori. I passanti sono diventate macchie indistinte di mille colori e la mia mente si lascia trasportare. Riprendo a camminare. Cosa sono diventata? Sono veramente un contenitore vuoto? Questo pensiero mi spaventa, come l’improvvisa consapevolezza della mia insofferenza. Non provo più niente, non sento la stanchezza appesantirmi i muscoli e le palpebre, gli occhi non mi bruciano, niente. Nessun segno della spossatezza di cui ho parlato a Logan, se non fosse per il mio volto scavato, l’unica parte di me che sembra reduce da molte ore di sonno perdute. Non provo dolore e nemmeno gioia, la mia espressione è statica quanto il mio umore che solo ora forse si sta risvegliando da un brutto sogno ed è in preda all’ansia. Sono giunta al parco che si trova su un’altura che scende a strapiombo verso il terreno coperto da un bosco. Mi avvicino sempre più alla staccionata. Ho sempre odiato il vento e mai come in questo momento ho apprezzato come mi scompigli i capelli. Mi sta sussurrando parole dolci, che non avevo mai compreso, mi racconta di ricordi che sono scivolati via dalla mia mente senza che me ne accorgessi o volutamente allontanati, attimi di gioia e di dolore, quando tutto era normale. Per un breve istante rivivo ancora, tuttavia anche quella piccola scintilla si spegne nel camino del mio cuore. Nessuno se ne accorgerà, sono invisibile. Invisibile come l’aria. Scavalco la staccionata e mi ritrovo sul ciglio dell’altura e osservo il cielo. Il tramonto è sempre stato il momento della giornata che preferisco; sembra la tela di un pittore impazzito che mischia colore su colore: spruzzi d’azzurro si confondono col rosa e il violetto, mentre regna sovrano un arancione intenso che riesce a scaldarmi il cuore, ancora una volta. Ma che importa ormai? Apro le braccia come fossero ali e spicco il mio primo e ultimo volo.

***

Eveline si stiracchiò nel letto mentre fissava i raggi di sole penetrare dalla finestra e illuminare gli oggetti della sua umile stanza. Si era svegliata di soprassalto quella mattina e sentiva una strana fitta al petto, che attribuì a qualche incubo. Ma non aveva tempo per badare a tali sciocchezze. Un nuovo giorno era alle porte e doveva essere pronta a tutti i costi ad affrontarlo.



To Be Continued…

Tutto rigorosamente inventato dalla vostra Yvaine, o Alisa, che dir si voglia.. Un bacio!






7 commenti:

  1. Ehi, Yvaine (a proposito, bel nick!) XD
    Carino, lo "stile" con cui è scritto il tuo racconto. Non posso dire altro, perché la storia è ancora all'inizio...ma già non vedo l'ora di sapere come continua (o meglio, cos'ha che non va la protagonista). :D
    Baci :)
    Starlight

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  2. Ciao! =)
    Beh, sì, non esigevo che mi comunicaste la vostra opinione sulla trama.. Mi son dimenticata di scriverlo! =S
    Poco male, comunque..
    Grazie per aver commentato! ^^

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  3. ciao complimenti per il tuo blog...bello bello;)
    ti aspetto nel mio nuovo blog in allestimento
    mi farebbe piacere che lo seguissi

    a presto

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  5. Ciao Yvaine,
    be’ ho trovato questo racconto spulciando nel tuo blog, e ho deciso di commentarlo.
    Di sicuro riguardo allo stile non posso aprir bocca per dare consigli, dato che scrivi meglio di me. Dal basso posso dire che mi è piaciuto, le parole scorrono bene, c’è musicalità. La storia dovrebbe continuare nel romanzo che stai scrivendo? Se ti fa piacere possiamo scambiaci opinioni. Non sono un grande scrittore, e il mio livello di conoscenze grammaticali è basico, ma penso di essere un buon tessitore di trame. So che è molto difficile ottenere un giudizio esterno obiettivo sul proprio lavoro, ed è impossibile da soli riuscire a non lasciarci sfuggire certi errori di trama. E magari posso darti anche dei consigli, non si sa mai. (la mia mail è danielcrow@hotmail.it )
    Unico appunto: “Ho sempre odiato il vento e mai come in questo momento ho apprezzato come mi scompigli i capelli.” Io la cambierei in “Ho sempre odiato il vento ma mai come in questo momento sto apprezzando che mi scompigli i capelli”.
    Per quanto riguarda la coerenza, (non me ne volere perché io sono il primo che commette questo tipo di errori) c’è solo un piccolo difetto di verosomiglianza nel dialogo:
    Da come ho capito i due personaggi (la ragazza e il capo) si conoscono da parecchio e per questo hanno avuto molto tempo per entrare in rapporti “intimi” come il racconto fa intendere. Ma allora perché lei gli da ancora del “lei” anche in privato se sono così in confidenza?
    Ciao e complimenti.

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  6. Ciao!! =)
    Prima di ogni cosa devo ringraziarti per il commento ^^
    Non credo proprio di scrivere meglio di te..! Ho letto il racconto che mi hai linkato - a proposito: se non l'hai visto te l'ho commentato sotto il secondo post della rubrica Writing a Book ;) - e non era affatto male, anzi!!
    E poi sei sicuramente più grande di me, con alle spalle più esperienze e con un tuo stile già ben formato.
    Questo è un racconto che ho iniziato principalmente per far intrattenere i miei lettori qui sul blog, ma come al solito ho finito per innamorarmi così tanto di questa storia da decidere di tenerla da parte finchè non finirò il mio attuale progetto. Se ti fa piacere trovi ancora un'altra puntata ^^
    Ti ringrazio per l'appunto e, tranquillo, non me la prendo per le correzioni o le precisazioni ;)
    Comunque tra i due c'è un rapporrt di lieve conoscenza, come due ragazzi che frequentano classi diverse di uno stesso liceo, che si incrociano, di cui giungono alle orecchie i pettegolezzi che li riguardano, ma che non si sono mai detti più di un semplice "ciao". Dunque è lui che si prende qualche libertà in più. Terrò comunque a mente la tua correzione, potrà essere utile quando riprenderò in mano questo lavoretto.
    Grazie di tutto! =)

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