venerdì 22 luglio 2011

Conosciamo un po' Neil Gaiman..


Hi guys! 
Leggendo "Il Cimitero senza lapidi e altre storie nere" sono rimasta colpita e affascinata dall'introduzione, scritta dallo stesso autore, che ci permette di capire qualcosa in più su di lui. Il libro di per sé l'ho trovato carino, ma diciamo che nessuno dei racconti mi è rimasto molto nel cuore. Posso però affermare che di certo quest'uomo ha fantasia da vendere! E sto apprezzando anche il suo modo di descrivere.. non usa sempre le stesse formule, e questo mi piace parecchio. Il primo libro che ho avuto il piacere di leggere di Gaiman era Stardust, ma ero piccola e non facevo molto caso allo stile, mentre la storia mi è rimasta impressa e avrei il piacere di rileggerla ^^
Comunque.. 
Non so esattamente se questa "lettera" sia davvero così speciale, ma io quando l'ho letta ho pensato: "Wow! Solo per questo si merita di entrare nella Top Ten dei miei autori preferiti!!"
Brutto o bello che sia..vorrei comunque condividerlo con voi =)



Da giovane, e davvero non sembra sia passato tutto questo tempo, adoravo i libri di racconti. I racconti li potevi leggere dall’inizio alla fine in quelle pause che avevi a disposizione per la lettura: durante l’intervallo al mattino o il sonnellino dopo pranzo, oppure sui treni. Prendevano l’abbrivio, si mettevano in moto e ti trasportavano in un nuovo mondo, per ricondurti sano e salvo a scuola o a casa nel giro di mezz’ora o giù di lì.
 I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi anche la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.
Quello che ti resta più accanto è il racconto horror. Se riesce sul serio a provocarti un brivido sulla schiena, se una volta finita la storia ti ritrovi a chiudere il libro piano piano, per paura di disturbare qualcosa, e ad allontanarti furtivamente, allora non ti lascerà mai più. C’era un racconto che lessi quando avevo nove anni che finiva con una stanza piena zeppa di lumache. Penso che probabilmente si trattasse di lumache carnivore, che strisciavano lentamente verso qualcuno per divorarlo. A ricordarlo ora mi viene la stessa pelle d’oca di quando lo lessi.
Il fantasy ti entra nelle ossa. C’è una curva su una strada su cui mi capita a volte di passare, da cui si vede un villaggio su verdi colline ondulate, e dietro il villaggio ci sono colline più imponenti, più scoscese e più grigie e, in lontananza, montagne e nebbia: non riesco a passare di lì senza che mi ritorni alla mente la lettura del Signore degli Anelli. È  lì da qualche parte, dentro di me, e quella vista riporta tutto in superficie.
È la fantascienza – anche se qui temo ce ne sia poca – ti porta attraverso le stelle fino ad altri tempi e altre menti. Non c’è niente come trascorrere un po’ di tempo dentro la testa di un alieno, per ricordarci quanto poco divida ciascuno di noi dagli altri.
I racconti brevi sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena.
Ormai è quasi un quarto di secolo che scrivo racconti. All’inizio sono stati un ottimo modo per imparare il mestiere di scrittore. La cosa più difficile da fare quando sei uno scrittore alle prime armi è finire qualcosa, e quello era il metodo per imparare. Oggi gran parte delle cose che scrivo sono lunghe – lunghi fumetti, lunghi libri, lunghi film – e un racconto breve, qualcosa che è bello e finito nel giro di un paio di giorni o di una settimana, è divertimento allo stato puro.
Quelli che da ragazzo erano i miei scrittori di racconti preferiti sono – per la maggior parte – i miei scrittori di racconti preferiti ancora adesso. Gente come Saki o Harlan Ellison, come John Collier o Ray Bradbury. Stregoni  dei particolari che, con sole ventisei lettere e un mucchietto di segni d’interpunzione, erano capaci di farti ridere e di spezzarti il cuore, tutto nell’arco di una manciata di pagine.
Un libro di racconti ha un altro lato positivo: non sei tenuto ad apprezzarli tutti. Se ce n’è uno che non ti piace, subito ne troverai un altro che andrà bene.
I racconti che sono raccolti qui spaziano da una storia di detective hard boiled che si occupa dei personaggi di filastrocche infantili a un gruppo di persone  a cui piace mangiare delle cose, da una fiaba alla storia di un ragazzo che si imbatte in un troll sotto un ponte e dell’accordo che fanno tra loro. C’è un racconto che farà parte del mio prossimo libro per ragazzi, The Graveyard Book, che narra di un ragazzo che vive in un cimitero e viene allevato dai morti, e poi ce n’è un altro che ho scritto da giovanissimo intitolato Come vendere il Ponte di Ponti, una storia fantasy ispirata a un uomo chiamato “Conte” Victor Lustig che vendette davvero la Torre Eiffel praticamente nello stesso modo (e che morì alcuni anni dopo nella prigione di Alcatraz). Ci sono un paio di racconti vagamente paurosi e un paio di racconti abbastanza divertenti, e ce ne sono un mucchio che non sono né l’una né l’altra cosa, ma che spero finiranno comunque per piacervi

Neil Gaiman
Agosto 2006

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...