mercoledì 29 agosto 2012

Scritto negli occhi #1


Buongiorno cari lettori,
e benvenuti al primo appuntamento di questa rubrica di cui vi avevo accennato in qualche post precedente ^^.
Vi dico già da adesso che questa rubrica non avrà una cadenza particolare, la scriverò solo quando avrò una storia Scritta negli occhi da raccontarvi ;)
L'idea per questo nuovo appuntamento è nata leggendo un libro. Ho ripensato ad una cosa che mi accade alcune volte mentre passeggio o mentre vado a fare qualche commissione.
Vi è mai capitato di incontrare persone che non conoscete e stilarne il profilo personale, basandovi sulle loro espressioni facciali, sui loro vestiti, sul modo di camminare?
Ebbene, questa rubrica vuole essere un po' diversa dalle altre, voglio raccontarvi la storia di queste persone di cui mi immagino vita privata e non.
Ricordo inoltre che le persone a cui mi ispiro sono esistenti, il loro aspetto fisico, e le parti della mia vita quotidiana (se vengono narrate) fanno parte dell'ambito reale. Tutto il resto, il nome, il loro carattere, la loro vita, sono il frutto della mia fervida immaginazione.
Spero che l'idea vi piaccia e.. che ne dite se comincio subito con la prima storia Scritta negli occhi? ;)


Ogni giorno sempre più in ritardo, nulla da fare. La sveglia, come al solito, trillava alle sette, ma io non ne volevo proprio sapere di alzarmi. Mi caricai in spalla lo zaino, pesante come un macigno, e mi fiondai giù per le scale, cercando di evitarmi una bella caduta di prima mattina. Che ore saranno state? Le 7.44? E che ne sapevo io, che non porto l'orologio? Tuttavia sapevo che la risposta mi aspettava dietro l'angolo, appena superato il cortile sotto casa mia. E infatti, nonostante la mia miopia, riuscii a scorgerla dal lato opposto del marciapiede che si avvicinava inesorabile col suo passo svelto e  sicuro. Bene, anche oggi sono in orario! ..... Quasi.
Da settembre fino all'ultimo giorno di scuola ho avuto modo di studiarla: alta e snella, dalla carnagione di porcellana che dava l'idea di doversi sgretolare al primo soffio di vento, un volto sobrio, acqua e sapone o con un sottile velo di trucco mai esagerato, i capelli bruni, lunghi fino alle spalle, le incorniciavano il viso perfettamente dritti, con indosso la sua giacchetta, la gonna sul ginocchio o un paio di pantaloni e degli stivali comodi. L'ho sempre ammirata: si ergeva in tutta la sua altezza con la schiena dritta, la testa alta, le sopracciglia e la bocca curvate in un'espressione seria, che non trasmetteva la minima emozione. Il suo modo di camminare sicuro e veloce, la sua semplicità nel vestire, i colori scuri che indossva, la sua immancabile puntualità e il ticchettio secco delle scarpe che toccavano l'asfalto mi ha sempre fatto pensare ad una donna all'apparenza un po' fragile per via della pelle chiara e della sua gracilità, ma in realtà fiera, intelligente, forse anche un po' orgogliosa, sicura delle sue azioni, che mai e poi mai avrebbe preso ordini da qualcuno; il suo sguardo, che mai aveva lasciato correre sui passanti o sugli oggetti che la circondavano mi dava l'idea di una donna cosciente del proprio obiettivo e da cui non si sarebbe fatta distrarre da niente e nessuno, gli ostacoli per lei erano solo muri da abbattere. Vedevo Anna, il mio orologio vivente che alle 7.45 usciva di casa per andare a lavoro, dietro una scrivania come segretaria o meglio, con un ufficio tutto suo, gustandosi un caffé e ticchettando sulla tastiera di un computer. Anna, nata in un freddo giorno d'inverno o in un profumato giorno d'aprile, con tutti questi pregi a nascondere un unico grande difetto: la sua freddezza verso gli altri, la sua completa dedizione per il lavoro che le aveva permesso una casa, dei mobili, ma non qualcuno con cui condividerla. Ah, se solo avessi potuto parlarti, capirti, aiutarti, pur avendo una differenza di circa tredici anni!
Quante differenze, io che nel tragitto da casa a scuola e da scuola a casa non faccio altro che pensare e ridere, senza la capacità di restare seria, o con una ruga di rabbia che mi increspa la fronte, o a volte con l'espressione talmente corrucciata e triste che permetterebbe a chiunque di smascherarmi nel breve tempo di una fugace occhiata. Io che con lo sguardo basso procedo senza vedere oltre il mio naso, con il passo lungo e frettoloso, ma impacciato.
Riuscivi sempre a strapparmi un sorriso con la tua sola presenza alle 7.45 su quel marciapiede, ma il sorriso più grande me l'hai provocato in un giorno d'estate quando, tornando da casa di mia nonna, ti ho vista in una veste in cui non credevo possibile che potesse appartenerti.
Attraversavi la strada ad un incrocio, con un vestito sul ginocchio con un fresco motivo a fiori azzurri, mano nella mano con un uomo. Non ho prestato molta attenzione al tuo compagno, avevo occhi solo per te: sembravi impacciata, un po' rigida come al solito, ma felice, questo lo so.
Da quel giorno ti ho guardata con occhi diversi, mettendo in dubbio tutto ciò che avevo sempre pensato di te: se avessi sbagliato a pensarti in quel modo quando ti vidi quella prima volta, mille volte caddi in fallo gli altri giorni, gli altri mesi, gli altri anni. Ma non c'è stata scoperta più dolce di quella, che anche tu fossi capace di amare.

Spero che il primo post vi sia piaciuto ^^
La persona di cui vi ho parlato mi è proprio entrata nel cuore e... le immagini che ho messo non sono nemmeno lontanamente vicine alla realtà, ma non credo che ne esista una che possa rappresentarla meglio.

Yvaine

2 commenti:

  1. Cavolo, lo sai che è un'idea bellissima *-*
    Poi la donna (che egocentrica che sono) sembro tantissimo io!! :) Che bella rubrica, molto originale ^_^

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  2. Ciao! ^^
    Ok, hai ragione, Yvaine: mi iscrivo anch'io al contest, tanto c'è tempo. :D

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