lunedì 29 ottobre 2012

Quattro chiacchiere con A. H. Den, autore de "L'Ombra del Tiranno"


Buongiorno simpatici Folletti che anche oggi mi tenete compagnia! ^^
Oggi voglio comunicarvi una magica scoperta, di cui mi è giunta voce un po' di tempo fa e che, ahimé, solo ora trovo il tempo per parlarvene. Ma, come si suol dire.. meglio tardi che mai!
Voglio segnalarvi questo interessante libro che forse alcuni di voi conoscono già, ma vorrei dare la possibilità di apprezzarlo a chi invece ne ignorava l'esistenza.

L'Ombra del Tiranno



Titolo: L'Ombra del Tiranno
Autore: A. H. Den
Pagine: 460

Editore: ilmiolibro.it

Prezzo: 19.00 €

Serie: Serie composta da 6 volumi

Trama


Una Tempesta annuncia l’inizio dei cambiamenti per un mondo rimasto per quasi mille anni vittima della lotta tra le due grandi potenze del pianeta: l’Impero di Selthon da una parte e il Regno di Naren dall’altra. Nel mezzo, a separarli, il grande Oceano Centrale. La capitale imperiale è il teatro di questi cambiamenti, un dei suoi funzionari l’uomo che riceverà da quattro figure angeliche un bambino nel quale è riposta la speranza di liberare il pianeta da un’antica e  oscura minaccia.

Booktrailer
 


Qui potete dare un'occhiata alla scheda del libro su ilmiolibro.it, mentre qui potete visitare la pagina facebook

E ora passiamo alle domande! ;)


Ciao Alessandro! Benvenuto sul mio blog e grazie per aver accettato di fare due chiacchiere con me e con i Folletti che mi seguono numerosi! ^^
Come prima domanda chiedo anche a te di presentarti ai miei lettori, per conoscerti meglio ;)

 Ciao Yvaine (e folletti!)! Descrivermi, mica facile ma ci provo. Nato e cresciuto in quel di Firenze (anche se dicono che non si sente affatto, sarà…),  
non sono esattamente la persona più socievole del mondo anzi, sono stato sempre piuttosto introverso o almeno mi ci è sempre voluto un po’ per sciogliermi. 
Per il resto ho parecchi interessi, dalla lettura ( anche se di rado leggo fantasy) all’animazione, una laurea in design (sulla seconda, in architettura, ci devo lavorare) e una gatta.

 Se non ho capito male il nome che compare sulla copertina è il tuo pseudonimo e, siccome sono una ragazza curiosa, non posso astenermi dal chiedertelo: come mai hai scelto di pubblicare con questo nome?

 Fin da piccolo avrei voluto cambiare nome a dire il vero, giusto perché il mio mi è sembrato sempre un po’ banale. Poi non mi ha mai fatto impazzire l’idea che chiunque, 
conoscendomi, possa indicarmi e dire “ha scritto un libro”. Sinceramente penso sia più interessante leggere una storia (possibilmente bella) a prescindere da chi l’abbia scritta. Da qui lo pseudonimo.

Da dov’è nata l’ispirazione per “L’Ombra del Tiranno” e l’intera saga? Quanto tempo hai impiegato per scrivere e revisionare il libro?

(Sospiro) è difficile dire da dove tutto è nato. Anni fa avevo in mente una storia ma sentivo che le mancava qualcosa, non trovavo l’inizio adatto forse. 
Poi ho fatto un sogno che mi ha particolarmente ispirato per creare la scena iniziale e da lì molti pezzi sono andati a posto da soli. 
Non nascondo che comunque la storia nel suo complesso sia anche frutto di anni di dedizione e di parecchie notti in bianco. 
Per scrivere “L’Ombra del Tiranno” ho impiegato su per giù quattro anni, sottoponendolo a numerose riletture durante il percorso e correggendolo via via.
 Una delle cose più divertenti che ricordo in proposito alla stesura era scrivere durante le ore di lezione alle superiori!

Passiamo quindi alla quarta domanda in cui vorrei chiederti se ti va di fare un piccolo giochetto: sapresti descrivere il tuo libro con una canzone? Ce n’è una particolare che ti riporta alla mente la tua storia? Perché?

Questa domanda non me la aspettavo! Direi proprio di sì comunque, “Bad Day” di Daniel Powter. Al di là del testo credo sia più che altro la melodia a farmela identificare. 
Figurati che anni fa, quando l’ascoltavo, vedevo tutta la storia del primo romanzo come se fossero spezzoni di un film.

Spesso, chi scrive, mette parte di sé o della sua vita in ogni personaggio, luogo o oggetto descritto nel proprio libro. Con quale dei tuoi personaggi hai più affinità? 

Come giustamente dici, ciascuno mette parte di sé in ognuno dei personaggi e credo che la risposta scontata sarebbe “il protagonista” (un po’ come dire che l’assassino è il maggiordomo) . 
Personalmente però mi vedo più nel Maestro Dovan perché rappresenta il me più attuale e maturo ma al tempo stesso una figura adulta che non è infallibile ma che impara dai propri errori.

Cos’è per te la scrittura e quando hai cominciato a coltivare questa passione?

La scrittura è per me essenzialmente un atto di amore, donare agli altri parte di se stessi, una continua tensione tra il dare e il ricevere.
Fin da piccolo ho sempre covato il desiderio di scrivere qualcosa, non mi vergogno a dire che, in tempi non sospetti (Dan Brown era un illustre sconosciuto ancora), 
avevo in mente di scrivere a proposito del Santo Graal, qualcosa del tipo “Indiana Jones e l’ultima crociata” .
  
Quando decidiamo coraggiosamente di scrivere un libro è importante non solo la nostra costanza e la fantasia, ma anche il supporto altrui. Chi è stato il tuo primo fan, la persona che ha seguito passo dopo passo la realizzazione del tuo libro d’esordio e ti ha sostenuto in ogni momento?

So che probabilmente questa risposta mi cara costerà (perché la diretta interessata la leggerà sicuramente) ma correrò questo rischio sprezzante del pericolo. 
Una mia carissima amica, anche lei scrittrice (M. Elena Gattuso, autrice de “Il ragazzo del Destino”, edizioni il Ciliegio), negli anni ci siamo supportati, letti e commentati a vicenda e lo facciamo anche adesso.

E adesso passiamo alle domande un po’ più generiche su questioni che mi incuriosiscono e che mi interessano, e spero che possano essere utili anche per chi sta leggendo. Su siti, riviste, blog e quant’altro spesso si legge dell’eterna lotta tra romanzo e racconto; c’è chi sostiene che sia più difficile scrivere uno piuttosto che l’altro. Qual è la tua personale opinione a riguardo?

Sinceramente non mi sono mai posto il problema. Ammetto di essere sempre stato uno scribacchino prolisso, probabilmente inadatto a scrivere racconti autoconclusivi (e brevi). 
Il mio interesse, al di là della storia, è quello di approfondire i personaggi e il loro comportamento, come interagiscono tra di loro e come affrontano e risolvono le difficoltà. 
Credo quindi che sia una scelta dettata più che altro dalla naturale propensione.

Come procedi per la stesura del tuo libro? Ti lasci trasportare dall’ispirazione e scrivi di getto o resisti all’impulso e prima ti organizzi il lavoro?

Come nel caso dell’insonnia, devo dire che le ho provate di tutte nel corso degli anni. Diciamo che conoscendomi piuttosto bene ho trovato infine il mio modus operandi.
 In pratica so quello che è necessario che accada ai fini della trama e lo tratto senza concedermi troppe libertà al contrario capita spesso che mi lasci trasportare nello scrivere i dialoghi. 
Diciamo che preferisco immergermi nella storia e provare a immaginare cosa potrebbero dire o pensare.

Come ho scritto sopra nelle informazioni generali del libro, la saga è composta da sei libri, correggimi se sbaglio. Immagino che quindi sarai molto impegnato con la stesura del secondo libro, ma voglio comunque provare a porti questa domanda: hai già altri progetti futuri in mente? O hai cercato di reprimere l’ispirazione per nuove storie, convogliando tutta la creatività e la fantasia solo sulla saga de Le Pietre di Talarana?

Piccolo spoiler, ho finito il secondo romanzo qualche settimana fa e al momento è in fase di attenta rilettura. In teoria il terzo romanzo è nella fase di pre-produzione, 
sto raccogliendo tutte le idee che nel corso degli anni ho accumulato e registrato (ho da sempre la fobia di scordarmi qualcosa di importante quindi appunto tutto anche più di una volta nelle agende). 
Venendo alla seconda parte della domanda ammetto che di idee nel corso degli anni me ne sono venute parecchie ( una o due riguardano il fantasy, un’altra narrativa). 
L’esperienza mi ha insegnato però a concentrarmi su una cosa alla volta, non tanto perché creda meno nella validità delle altre storie, più che altro perché completare questa saga è diventata una sorta di missione. 

Bene, la nostra intervista sta per concludersi, ma non posso lasciarti andare senza averti posto la consueta domanda che rivolgo sempre ad ogni autore! C’è qualche consiglio che vorresti dare a chi vorrebbe diventare scrittore?

Leggete, tanto. Ricordo con molto affetto una mia professoressa al liceo che sosteneva che non si può saper scrivere senza prima essere buoni lettori. 
Non importa cosa leggiate, l’importante è farlo, diceva. Credo di aver fatto mio questo motto nel corso degli anni ed è quello che mi sento di consigliare in generale (non solo agli aspiranti!).
Siate fantasiosi, più che potete. La fantasia è un dono innato che tutti noi (chi più, chi meno) abbiamo. Quando scrivete dovete stupire il lettore, colpirlo proprio al centro di questo meraviglioso dono che possediamo.
 Trattenetevi dall’ispirarvi, dal copiare e dal cavalcare l’onda del momento, se amate davvero ciò che fate. Colgo l’occasione per ringraziare nuovamente Yvaine per la bella esperienza (mi piacciono le interviste!) e tutti coloro che la leggeranno.

Folletti, questa era l’ultima domanda! Spero che l’intervista vi sia piaciuta e abbia dato nuova fiducia a quegli aspiranti scrittori che un po’ l’avevano persa! ;)
E a te, Alessandro, ti devo un enorme grazie per essere stato così disponibile e gentile e per avermi dato l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con te! ^^
In bocca al lupo per la tua carriera di scrittore e per la vita in generale! :)

Yvaine

2 commenti:

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