domenica 25 agosto 2013

Recensione "Diario di un gatto" di Elvi Maccari


Buona domenica mattina, Folletti! ^^
Vi siete svegliati bene? Non so voi ma io più dormo più ho sonno -_-
Comunque sia...
In questi giorni sto leggendo poco, visto che sono ancora frastornata da Shadowhunters e sono ancora indecisa sul da leggersi u.u
Così ho pensato che potevo dedicare un po' di tempo a questo libricino trovato a una bancarella di scambio, nell'attesa di trovare qualcos'altro. Vediamo un po' di cosa si tratta...


Diario di un gatto

Titolo: Diario di un gatto.
Autore: Elvi Maccari
Pagine: 94
Editore: L'Autore Libri Firenze
Prezzo: 14.000 Lire
 
 
 Trama e commento

Diario di un gatto è un libricino scritto dal punto di vista di un gatto e, appunto sotto forma di diario. Si legge con estrema facilità in pochissimo tempo sia per il formato delle pagine sia per la brevità e, aggiungerei, per fortuna.
La storia racconta le disavventure del gatto Messere che sente minacciata la sua incolumità dai suoi stessi padroni. La signora Violetta è l’unica che mostra ancora affetto per lui, mentre la figlia, il marito e il nipote Nico non fanno che incolparlo per qualsiasi cosa, nonostante il micio non c’entri nulla.
Messere si ritrova così ad essere il capro espiatorio di complicate situazioni familiari, mal visto dal portiere e da quasi tutto il condominio, e l’unica che riesce ad alleviare le sue pene è Diva, la gatta delle anziane vicine di casa. Ma nonostante l’amore per Diva, l’istinto di sopravvivenza è più forte e lo spinge a decidere di tenersi pronto alla fuga e dormire con un occhio aperto per evitare di essere colto di sorpresa.
Fin qui niente da dire. A prima vista la trama sembrerebbe carina e promettere qualche risata qui e là.
Bene, prendete i buoni propositi e lanciateli fuori dalla finestra.
Perché?
Innanzi tutto trovo che alcuni episodi siano davvero inutili e fini a se stessi, senza portare degli sviluppi alla trama.
Poi troviamo davvero le cose più strambe e assurde di questo mondo. Qualcosa non va a casa dei padroni? E’ il momento perfetto per insultare e maltrattate Messere che ha l’unica colpa di occupare la sua cuccia.
I padroni non possono permettersi una vacanza? Messere viene punito. D’altronde di chi altro può essere la colpa?
Si dimenticano di dargli da mangiare e si lagnano se comincia a miagolare, oppure lo lasciano al freddo la notte sul balcone, quando vanno in vacanza lo chiudono nella gabbietta e lo infilano nel bagagliaio insieme alle valige che lo sballottolano di qua e di là. Non so quante volte nel corso della lettura ho desiderato andare a casa della signora Violetta e strappare Messere da quella gabbia di matti!
Ma non è finita qui. Sì, può esserci qualche altro aspetto orripilante in un libricino di 94 pagine.
Durante il corso della storia si incontrano altri personaggi assolutamente inverosimili a mio parere: la gattara, una signora ricca che accudisce i gatti del paese e la sua schiera di venti bestiole baffute, con l’aspetto di una ragazzina, ma che in realtà è già nonna, dorme di giorno e balla e canta di notte il cui pubblico è composto dai suoi gatti, ditemi voi se non è svitata; lo spazzacamino strambo che la va sempre a trovare; la madre di Matteo che non ha un po’ di decenza e veste suo figlio con gli avanzi delle stoffe dei clienti e non capisce le esigenze di suo figlio. Non dico niente né su Nico e sui suoi genitori perché sono davvero persone infime.

[…] ho paura che qualche mano infida mi agguanti nel sonno e mi butti giù dal terrazzino. L’agitazione mi ha preso talmente che mi sono messo a miagolare in modo straziante, tanto che il mio padrone è venuto a rifilarmi un calcio che mi ha spedito direttamente dentro la mia cuccia.
 
Matteo è l’unica figura angelica nel libro: un bambino intelligente e sensibile e anche un po’ incompreso, come il nostro Messere. Ma cosa fa proprio quest’ultimo? Lo abbandona senza ritegno.
Mah.
Sul retro della copertina si parla di “libro-denuncia” e va bene, si criticano le persone che considerano gli animali come soprammobili ed è un bello spunto di riflessione, soprattutto per un pubblico giovane, per far capire ai bambini che un animale non è un giocattolo, un peluches da strapazzare come e quando vuoi. Ma, se mi è concesso scrivere un parere, io ritengo che tutto questo sia stato portato all’esasperazione.
Non è possibile che di tutti i personaggi che ci sono se ne salvi solo uno, forse due!
Messere non ha amici, né tra i gatti né tra gli umani. A questo punto sorge il dubbio che sia lui ad avere un brutto carattere, ma ciò non si riscontra nel corso della storia, a meno che Messere non abbia dimenticato di dirci qualcosa.
L’unica cosa che ho apprezzato è stata l’idea di far reincarnare i gatti sette volte, in sette gatti diversi, in sette epoche diverse e con diversi stili di vita.

Non c’è stata misericordia per me in nessuna vita.
Non trovo neppure che la mia presenza tra gli uomini sia determinante: cosa se ne fanno loro dei gatti? Qualcuno parla di ecosistema, di catena alimentare… misteri per me.
So solo che ormai ho paura: questa è la mia ultima vita e debbo farla durare il più a lungo possibile. Non so dopo cosa succederà, se sarò ancora un gatto o no.

Tirando le somme: avrebbe potuto essere un libro carino, simpatico anche, e con un preciso messaggio da trasmettere ai lettori, ma forse l’autrice ha messo un po’ troppo entusiasmo in questa voglia di critica, tanto da esasperare il tutto e renderlo assurdamente inverosimile. 


Voto:
 
Yvaine

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