martedì 10 marzo 2015

Scritto negli occhi #2

Ciao Folletti,
come state?
Vi ricordate della rubrica Scritto negli occhi?
In realtà non era previsto questo post, ma avevo bisogno di sfogarmi e avevo già annunciato parecchio tempo fa che mi sarebbe piaciuto riprenderla.
QUI trovate il primo post, ma in ogni caso rivediamo in breve in cosa consiste questo appuntamento.

Questa rubrica non ha una cadenza particolare, la scriverò solo quando avrò una storia Scritta negli occhi da raccontarvi.
Cos'è una storia Scritta negli occhi? E' la vita che immagino che conducano le persone che mi capita di incontrare per strada. Non vi capita mai di fare fantasticherie del genere su degli sconosciuti?

Le persone a cui mi ispiro sono esistenti, il loro aspetto fisico, e le parti della mia vita quotidiana (se vengono narrate) fanno parte dell'ambito reale. Tutto il resto, il nome, il loro carattere, la loro vita, sono il frutto della mia fervida immaginazione.

Ma vediamo la storia Scritta negli occhi di oggi.



La verità è che di scritto negli occhi non c'è più nulla.
Le strade sono affollate, le piazze gremite di gente, ma nessuno è davvero qui, adesso.
Gli occhi sono vuoti, le orecchie piene di musiche assordanti per coprire il suono di ciò che ci circonda, i volti inespressivi. Uno sguardo al cellulare è il massimo sforzo di vita che riusciamo a fare, tutti intenti a controllare in attesa di messaggi e notifiche pur sapendo che non arriveranno. E si riprende a camminare, andiamo avanti per inerzia con gesti meccanici. Prima un piede, poi l'altro, non abbiamo neanche più bisogno di comandare il nostro corpo né di guardare la strada, tanto la ricordiamo bene. E se per caso si urta qualcuno... neanche ce ne accorgiamo e si va avanti. 
Diretti dove?
Ha importanza?
Siamo mondi infiniti estraniati e racchiusi ognuno in se stesso. 
Passiamo davanti ad anziani, al ragazzo all'angolo con la chitarra e il cane che gli scodinzola al fianco, al signore che chiede qualche spicciolo, persino davanti ad amici che ormai non riconosciamo più.
L'importante è proseguire. 
Ma dove andare?
Non ha importanza. Quello che conta è arrivare.
Ci nascondiamo dietro un libro, le cuffie, un cellulare e aspettiamo che sia qualcun altro a fare il primo passo. Alcuni sono anche disposti ad aprirsi alla giusta melodia, ma questa freddezza apparente fa desistere anche il più volenteroso.
E' incredibile come  muri e antichi monumenti abbiano più espressività di noi: con tenacia ed estrema fatica si reggono in piedi sfidando i secoli e le intemperie. Invece noi, con lo sguardo e la schiena dritta, non ci accorgiamo che qualcosa dentro di noi si sta sgretolando, chi sta cadendo a pezzi siamo noi.
Ovunque sembrano dirti "Adeguati". 
Non più mossi dalla forza del sorriso, ma dell'indifferenza.
Adeguati.
Non più suoni, non più sguardi.
Adeguati.
Non più mondi, solo vuoto.
Adeguati.
Chi l'ha stabilito? Chi ha cominciato? 
Adeguati.
Neanche ce lo ricordiamo più.
Metto le cuffie, guardo il telefono, controllo i messaggi che non arrivano, leggo un libro. Il vuoto intorno è troppo angosciante per poterlo affrontare. Dentro invece si sta al caldo e al sicuro, ricco di pensieri e di emozioni che resteranno solo miei. 
Chiedetemi di indossare la vostra maschera, ma non riuscirete a strapparmi via il sorriso e lo sguardo curioso. Non vi guarderò, automi come siete, corpi in movimento. Guarderò avanti, il sole, il fiume, gli alberi, gli animali, ciò che è in grado di ricambiare il mio sguardo, i mondi che vengono in contatto col mio. Datemi della pazza, se volete, ma non lo sono. Ricordo solo qualcosa che voi avete dimenticato.
Il mondo è affollato, ma è la vita che manca. Di scritto negli occhi non è rimasto più nulla.


Capita anche a voi di provare queste emozioni?
Yvaine

3 commenti:

  1. Non ricordavo questa rubrica, è bello che tu l'abbia ripresa!!

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    Risposte
    1. E' perché l'ho pubblicata molto tempo fa, il primo post risale al 2012!
      Sono felice che ti piaccia ^^
      Spero di avere presto nuovo materiale per scrivere gli altri appuntamenti, ma staremo a vedere ;)

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  2. Mi sembra tanto uno scritto che avevo buttato giù tempo fa, praticamente le stesse parole. Non le troverei più neanche a cercarlo, visto che mi si è cancellato tutto dall'hard disk, ma quando avevo circa 16 anni avevo scritto una cosa molto simile a questa dopo una fugace visita a Milano. Le cose non sono cambiate, e questi pensieri ce li ho ogni giorno...

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