venerdì 2 giugno 2017

Recensione "La strada perduta" di Alessio Banini


Titolo: La strada perduta
Autore: Alessio Banini
Pagine: 237
Editore: Plesio Editore
Prezzo: 12.50 €

Trama


Uziel, eroe ambiguo e cinico, è impegnato in un'eterna missione solitaria.

Angelo caduto dal Paradiso Celeste, persa la sua funzione di guida spirituale, sceglie di sterminare il male.
Inizia così il suo viaggio attraverso le campagne e gli angoli più sperduti dell’Impero, dove i demoni attentano alla vita e allo spirito degli uomini. Ma la missione si rivelerà presto una lotta contro la corruzione della sua stessa anima.



La strada perduta è un libro particolare, tanto quanto il suo protagonista. 
Uziel è infatti un angelo caduto che da centinaia di anni vaga per i territori dell'Impero nell'incessante ricerca dei demoni, creature che si è preposto di sterminare. La storia ha una struttura episodica, scandita da capitoli abbastanza lunghi che potrebbero essere considerati a sé stanti, si susseguono uno dopo l'altro nomi di villaggi e città in cui si reca Uziel, senza riuscire a capire quanto tempo passi tra una vicenda e l'altra. Quest'apparente mancanza di legame potrebbe sembrare un difetto, ma non lo è: ciò che fa da collante è la pazzia di Uziel, il resto è percepito come un surplus di contorno che si staglia su uno scenario atemporale, un po' perché Uziel vive più a lungo degli esseri umani e un po' perché la sua follia lo distanzia da tutto e da tutti.
Già nel prologo abbiamo la prova di quella che sarà la costante del romanzo:

La tua ossessione ti porterà alla follia, prima che alla morte.
Taci! Io non sono folle!
E invece lo sei. Semplicemente, non riesci ancora ad ammetterlo.Mi hai stancato con questa storia della follia. La usi ogni volta che siamo in disaccordo. Perché dovrei crederti? Quali prove avresti?
Oh, Uziel, tante.Fammi un esempio. Sentiamo.
Per esempio, stai parlando da solo.
Per certi versi, richiama la tematica della quête ariostesca (oltre che della follia) che si protrae in una serie potenzialmente infinita di avventure ed episodi, solo che qui l'oggetto o la donna della ricerca vengono sostituiti dalla caccia ai demoni.
Alessio Banini sviluppa una galleria di personaggi articolata e variegata: sono ben caratterizzati e hanno peculiarità per non farli sembrare solo delle macchiette.
Lo stile si adegua alla materia: asciutto, a tratti crudo, restituisce l'immagine di un mondo realistico e non privo di brutalità. 
Il colore che più si addice a questo romanzo è il grigio, il colore del mezzo: come la realtà, monotona e poco favolistica, mossa dalla legge del più forte; come alcuni personaggi, che non appartengono né ai buoni né ai cattivi; come la verità, che non si sa dove risieda, se nella follia di Uziel o nella sanità degli altri.


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